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Antro del Corchia: meraviglia della natura

La Toscana, autentico museo di capolavori d’arte a cielo aperto offre, ai visitatori più attenti, anche perle seminascoste di una bellezza stupefacente create dal più grande degli artisti: la natura.

Una di queste è l’Antro del Corchia, praticamente una montagna cava, la cui notorietà è troppo inferiore al fascino sconvolgente che esprime.

Il Parco delle Alpi Apuane nell'Alta Versilia

Certamente molti turisti e vacanzieri che percorrono l’autostrada lungo il mare della Versilia, distolgono lo sguardo dall’azzurro marino, per ammirare la splendida scenografia dei monti che svettano contro il cielo.

Le Alpi Apuane infatti, con il biancheggiare delle cave di marmo, che evoca neve anche in piena estate, sono una perfetta quinta teatrale di tranquilla maestosità, destinata a esaltare l’incanto del mare, accentuando la bellezza di questo angolo di paradiso.

Ma sono ancora troppo pochi coloro che abbandonano la colonna delle auto, per addentrarsi verso le montagne.

Verso Levigliani

Se vi si offre questa opportunità non trascuratela! Puntate il navigatore verso il paese di Levigliani, frazione di Stazzema, nell’Alta Versilia. Così ho fatto assieme ad altri soci di Credimpex (www.credimpex.it), in una giornata di aprile meteorologicamente piovosa, ma piena di gradevoli sorprese.

Si percorre la strada provinciale per Arni costeggiando le chiarissime acque del torrente Vezza.

L’ ambiente cambia repentinamente. Le montagne abbandonano il loro aspetto maestoso e tranquillo visto dalla costa, per mostrare quello più sofferto e vero. Valli strette e ripide, boschi di querce e castagni, verdissimi e folti.

Ogni tanto lungo i pendii più scoscesi, lunghe pietraie biancastre di massi, scivolati verso valle, ci ricordano che il cuore di quelle terre è fatto di marmo e sassi.

Se si resiste alla tentazione di fermarsi ad ogni curva per scattare foto, si giunge ben presto a Levigliani, posto a 600 metri s.m.

Suggerimenti per la visita:

La temperatura nella grotta è costante: 7,6°C in tutte le stagioni. E’ quindi consigliato abbigliamento pesante, come maglioni di lana o felpe e scarpe con una buona presa.
Il percorso è lungo 2 km, con 1500 tra gradini e gradoni, e si conclude in 2 ore circa, tutte accompagnate da guida turistica.
Il biglietto intero adulti costa 13€, ma sono disponibili alcune riduzioni, ad esempio per i gruppi. E’ possibile visitare anche le Miniere dell’Argento Vivo acquistando un biglietto cumulativo per entrambe le attrazioni.

Il piccolo paese presenta una particolarità veramente insolita. E’ un “ comunello” espressione che indica la messa in comune della gestione e sfruttamento delle terre singolarmente acquistate, secoli orsono, da alcuni abitanti del paese quando il Granduca di Toscana le mise in vendita.

Le radici storiche dell’istituto giuridico del “comunello”, di cui esistono pochi altri esempi in Italia, risalgono addirittura al Medioevo. I diritti doveri che ne discendono, sono ereditari e, come ci dicono gli anziani del posto, subordinanti alla condizione di risiedere nel paese.

Levigliani offre diverse attrattive, tutte legate alle miniere ed al suo passato di paese di minatori. Per quanto piccolo, può essere considerato un vero polo museale articolato sul “Museo dell’Argento vivo” e quello della “Pietra Piegata”.

Qui giunti il gruppo si divide. I più sedentari optano per l’interessante visita ai musei, mentre ventidue avventurosi rispondono al più impegnativo richiamo dell’Antro del Corchia.

Alla Scoperta dell’Antro del Corchia

L’Antro è raggiungibile con piccoli bus-navetta che partendo dal parcheggio del paese, dove si lascia il pullman, raggiungono l’ingresso dell’Antro a 860 metri s.m..

La scoperta della grotta, o piuttosto del sistema di grotte, è relativamente recente e comunque casuale. Un paesano alla ricerca di nuovi filoni di marmo da sfruttare, venne sorpreso da una impetuosa folata di vento proveniente...dal suolo o meglio da una piccola cavità nel terreno.

Ebbe così inizio una storia affascinante non ancora conclusa. Si ritiene infatti che la rete di grotte e anfratti copra circa 70km, non tutti esplorati, con un dislivello complessivo stimato in 1200 metri.

Una delle più grandi estensioni nel mondo, dovute alla concomitante presenza di rocce calcaree, quindi solubili, fortemente dilavate delle piogge abbondanti nella zona, che hanno originato un ambiente di tipo carsico.

L’Antro presenta solo piccole aperture verso l’esterno e quindi non sono state trovate tracce di insediamenti umani né presenze di animali.

L’ambiente incontaminato, presenta pertanto un rilevante valore scientifico che ha attirato l’attenzione di scienziati di tutto il mondo.

Essi valutano che l’analisi delle rocce, consenta di studiare il clima della terra risalendo fino a tre milioni di anni, al tempo del sollevamento delle Alpi Apuane dal fondo marino. Una specie di archivio naturale, vantaggiosamente paragonabile con i più onerosi carotaggi nelle profondità dei ghiacci artici.

La visita della grotta

Lo spazio fruibile per i turisti è ovviamente ridotto. Sono stati attrezzati circa due chilometri di percorso, in buona parte tramite passerelle di acciaio con mancorrenti di sicurezza, la cui percorrenza, soste comprese per l’ascolto della guida, richiede circa due ore.

E’ stato fatto un pregevole lavoro per limitare l’impatto umano sull’ambiente. Si sono rispettate le pareti rocciose adattando e restringendo le passerelle, assecondando il naturale andamento della montagna. Le luci, di tipo freddo, sono in gran parte opportunamente temporizzate.

La temperatura è costante intorno agli 8° centigradi, l’umidità può superare il 90%.

Si percorrono circa millecinquecento gradini o gradoni. La cosa preoccupa alcuni di noi pensando alle non più verdi giunture.

In realtà scopriremo poi che la cosa è fattibile, perchè non si tratta di salire e scendere una scala, molti gradini consentono più di un passo e si alternano con tratti su terreno naturale. Sono però necessari maglioni di lana e scarpe da trekking leggero o almeno con valide suole di gomma, per non scivolare nell’ambiente comunque umido.

La discesa nell’inferno dantesco

L’ingresso, è stato ricavato da un vecchio accesso di miniera ed è talmente ben armonizzato che quando la guida lo definisce “artificiale”, devi riguardarlo più volte per convincerti. Nella rampa d’ingresso, sono distanziate tre porte stagne che escludono contatti con l’atmosfera e i venti esterni spesso impetuosi.

Inizia il percorso e si rimane subito senza fiato dallo stupore. Superata una massiccia stalagmite, chiamata “Il Gendarme” per la sua posizione a guardia dell’antro, si inizia la discesa.

Una profonda fenditura nella roccia si propone verso il basso proprio là dove ci indirizzeremo, ma chi solleva lo sguardo vede che quello squarcio, ancora più tormentato e convulso, inizia molto più in alto e non se ne scorge l’inizio, quasi provenisse dalla cima stessa della montagna.

Le pareti sono levigate dalle acque e translucide per l’umidità. L’illuminazione artificiale, molto ben posizionata, valorizza le forme più insolite e suggestive. Impossibile dimenticare un grande Aquila bianca ad ali spiegate, formata da un agglomerato di stalattiti e stalagmiti.

Il colore prevalente è l’ambra chiaro con inserti talvolta bianchissimi oppure rossi e perfino neri a seconda dei minerali disciolti dalle acque nei millenni.

Ci si addentra sempre più in basso. Le diverse “gallerie” non sono di grandi dimensioni ma piuttosto ampliamenti delle fenditure, che poi restringendosi, ripartono con andamenti zigzaganti di enorme effetto scenico, mostrando, uno dietro l’altro, scorci affascinanti.

Evocare la discesa nell’inferno dantesco pare naturale e anche un po’ scontato.

Qualche toscano, pescando fra mal digeriti ricordi scolastici e sentendosi un po’ Benigni, declama ad alta voce: “per me si va nella città dolente, per me si va”... con quel che segue. E’ rimasta volutamente oscura la fonte del dolore, se alle ginocchia o ai piedi, perchè ognuno pensava ai suoi.

Solo sfiorando l’inizio dell’abisso

In realtà più ci si addentra e ci si abitua all’ambiente, che questo pian piano si trasforma e, complici le luci e la prevalenza di colori chiari, diventa fiabesco. E al posto di “Caron dimonio con occhi di bragia” sembra più facile imbattersi nel Signore degli Anelli.

Pinnacoli, protuberanze, torri mozzate, creazioni fantastiche, crepacci, colonnati e capitelli di marmi e di rocce riempiono lo sguardo e la memoria delle macchine fotografiche nonostante il divieto. Per i più maliziosi, anche qualche gigantesco simbolo fallico si erge dal terreno.

Ai lati del percorso, anfratti e dirupi visibili fin dove arriva la luce e che si perdono poi nel buio, fanno intuire che stiamo solo sfiorando l’inizio dell’abisso.

Ad un certo punto si ha quasi una sensazione di profanazione: appaiono scritte in nero, che fanno pensare ad incivili graffitari giunti fin qui.

La sensazione sparisce quando la guida spiega che quel luogo, chiamato il “laghetto della galleria del venerdi”, è stato scoperto e così battezzato da un gruppo speleologico fiorentino che l’ha segnato come campo base per le successive esplorazioni.

La vicinanza dell’acqua e qualche metro quadrato di terreno pianeggiante per il bivacco, resero indispensabile contrassegnarlo per poterlo riconoscere.

Questo ci fa anche riflettere che quella che per noi è una gradevole e agevole fonte di meraviglia, è stata per alcuni faticosa  conquista temeraria, non priva di rischi.

Pensiamo anche a quale deve esser lo stato d’animo di chi pone il piede dove mai nessuno è arrivato, e cosa si deve provare quando le luci delle torce sugli elmetti, danno vita alle ombre delle stalagmiti e stalattiti che paiono animarsi e scomparire nel buio per ricomparire improvvisamente più grandi e un po’ più in là.

Deve essere necessaria una grande forza interiore e una passione profonda per controllare naturali turbamenti, inquietudini e paure ancestrali.

Con questa ultima riflessione, riusciamo anche a perdonare l’ insolita mancanza di fantasia di quei fiorentini, che battezzando il posto con il nome del giorno della settimana della scoperta, hanno per una volta abdicato a quella arguta fantasia che viene riconosciuta nel loro DNA.

Pioggia solida dall’alto

Ci avvia verso la parte finale dell’itinerario, la cosidetta "Galleria delle Stalattiti", dove queste formazioni, presenti peraltro per tutto il percorso, sembrano quasi una pioggia solida dall’alto.

Il paesaggio è ora decisamente fiabesco. Il rumore delle cascatelle d’acqua si fa più intenso.

Qua e là piccoli specchi d’acqua cristallina, si rivelano soltanto quando qualche goccia d’acqua li colpisce, increspandone la superficie.

Una capanna, con il soffitto ornato da piccole stalattiti chiare, evoca immediatamente il presepe che infatti vi è stato allestito nello scorso dicembre.

Si inizia il ritorno con un po’ di rimpianto e qualche pensiero per gli scalini da affrontare, ma usciremo con la voglia di tornare.

Il nostro amico Gabriele termina efficacemente il suo compito di guardiano delle paratie stagne, assegnatogli sul campo dalla guida all’inizio dell’escursione, con la nota formula di investitura:”l’ultimo chiuda la porta”. Al ritorno constatata la professionalità e l’impegno profuso da Gabriele, la stessa guida aggiungerà :”passando può anche spegnere le luci per cortesia?” E così sarà fatto.

Terminiamo la visita nelle due ore previste, tempo non indegno per un gruppo in cui figurano anche anziani bancari sedentari.

Risaliti sul bus navetta per il ritorno, ci riuniamo al gruppo proveniente dai Musei e ci incamminiamo verso la meritata tappa successiva: il ristorante.

Alla prossima avventura!


Autore: Umberto Romeo

Nato e cresciuto a Firenze, grazie ai soggiorni presso i nonni materni possiede una buona conoscenza della città di Siena e delle sue tradizioni. Insolitamente appassionato ammiratore di ambedue queste magnifiche città toscane a lungo rivali è da sempre interessato ai loro rapporti passati e attuali. Dopo una appagante carriera nell’ International department di una grande banca, scopre nuovi interessi nella vita di campagna e nelle ricerche sul meraviglioso territorio dove ha le sue radici. Suoi scritti in libri e riviste.



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