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Le rovine del Castello di Romena

Il Casentino, una valle verde e rigogliosa situata a breve distanza dalla città di Firenze, offre un sacco di opportunità per esplorare un mondo affascinante e scoprire un pò della storia del Bel Paese. Questo nostro tour prevede come prima sosta il Castello di Romena che, sebbene non sia il massimo nell'aspetto, dopo anni di abbandono, guerre e la naturale erosione del tempo, vale sempre comunque la pena di essere visitato - le visite sono possibili durante la primavera e l'estate ed il costo del biglietto equivale a quello di un espresso.  

Il pittoresco viale d'accesso, lungo più o meno un chilometro e costeggiato da cipressi, insieme al profilo delle torri situate in cima alla collina, rappresentano proprio ciò per cui sono state create le macchine fotografiche!

Il mio primo contatto con le rovine di questo castello davvero impressionante è stato grazie ad un tour privato offerto da un anziano signore che, oltre ad essere uno stravagante cascamorto, sembrava conoscere molto bene la storia del castello e delle famiglie ch vi hanno vissuto. Il mio stupore mentre camminavo su un vero ed autentico ponte levatoio - la mia prima volta in assoluto - era indescrivibile. Non potevo non guardare di sotto per individuare i fossati con gli immancabili alligatori... che in realtà non erano poi così immancabili. Si vede che non tutti i ponti levatoi sono equipaggiati a dovere!!

Perchè visitarlo?

Pro: luogo perfetto per fare delle foto, con un sacco di spazio dintorno da esplorare, un'area per organizzare picnic, o semplicemente un castello bellissimo da visitare, anche se un pò in rovina.

Contro: orari e tempi di apertura limitati, non ci sono servizi pubblici.

Mentre salivo i gradini della scalinata in pietra e toccavo con la mano le colonne - sempre in pietra e scolpite a mano - era come se seguissi le tracce di coloro che hanno vissuto qui più di mille anni fa. Si trattava di una delle mie prime visite turistiche in Italia e il mio livello di comprensione della lingua era un pò limitato all'epoca, soprattutto quando l'anziano signore cominciò a snocciolare storie ed aneddoti - anche se ci sono situazioni in cui le parole non servono. La riverenza della sua voce penetrava la mia immaginazione, aiutandomi a vedere queste impressionanti pietre come dovevano essere al periodo: forti e protettive.

Il Castello di Romena che dominava la Valle

Ciò che si vede oggi è soltanto l'ombra di quella che una volta era considerata un'imponente presenza, tuttavia ciò che rimane del castello riesce a suscitare lo stesso effetto di ammirazione e rispetto. La struttura originale prevedeva 3 torri più grandi ed almeno 12 più piccole, con tre anelli di mura protettive. Ma sia il tempo che le guerre hanno lasciato in piedi soltanto 3 delle torri, protette da mura in pietra che sembrano sull'orlo del collasso e che circondano un grande prato. 

Una volta comprato il biglietto e fatto il giro della parte più interna delle mura, entrerete attraverso un arco in pietra che si affaccia sulla vasta area verde, che sarebbe stato il luogo dove gli abitanti del castello erano ospitati (sia uomini che animali) e dove l'esercito si allenava durante gli sporadici momenti di tregua. Quest'area aperta cominciò ad esser utilizzata come palcoscenico per balletti e spettacoli teatrali moderni sotto le stelle (non così violenti e sanguinolenti come erano un tempo), ma sfortunatamente lo stato pericolante della struttura ha posto un freno alle esibizioni. Questi eventi, fra l'altro molto richiesti ed ambiti, facevano parte di un'inziativa chiamata Pievi e Castelli, una serie di concerti estivi, performance teatrali e balletti ambientati in castelli e chiese, dove l'evento avrebbe naturalmente accentuato la bellezza e la suggestione suscitata dalla location. 

Ci sono molte leggende e racconti popolari che girano intorno a queste imponenti mura di pietra, ma forse una delle mie preferite vi darà anche un'idea del sottile senso dell'umorismo toscano. Il protagonista di questa storia è proprio lui, il nostro Dante nazionale, che si presume abbia passato parte del suo esilio da Firenze (dal 1301 al 1306) proprio qui, al Castello di Romena, il quale sembrerebbe aver ispirato le sue muse, dato che nella sua opera più importante e conosciuta, la Divina Commedia, cita appunto le storie che si dicono accadute nel castello. Non ci sono però soltanto i racconti immortalati dalle parole scritte: leggenda vuole che un pomeriggio, sentendo arrivare i soldati fiorentini giunti per riportarlo a Firenze dove avrebbe dovuto subire la punizione, Dante cercò di scappare dall'entrata del viale di cipressi. Ma, non appen uscito, incappò proprio nell'esercito e, quando gli fu chiesto se avesse visto Dante al castello, rispose con un astuto gioco di parole: "Quando io ero qui, lui era qui". Poi, con un gesto fugace, scappò.

L'astuzia della famiglia Guidi

Vedere la struttura del castello in questo stato di evidente rovina, è difficile immaginare l'astuzia ed i sotterfugi avvenuti tra Firenze e la famiglia Guidi. Cito ancora una volta Dante facendo riferimento al canto XXX della Divina Commedia, giusto per darvi un'idea. Firenze ospitava diverse famiglie potenti del periodo che vantavano risorse economiche tali da sconfiggere anche il più ostile dei nemici - classe sociale, ricchezza ed un'organizzazione fortissima. La famiglia Guidi, però, era tanto potente quanto subdola. Dante scrive di un certo Maestro Adamo, che sappiamo essere stato assunto dalla famiglia Guidi pere falsificare i fiorini proprio qui al Castello di Romena. Lo scopo era quello di immetere oltre misura sul mercato delle monete di valore inferiore, così che le famiglie fiorentine allora dominanti venissero messe economicamente in ginocchio.  Il piano, però, venne scoperto ed il nostro che Upon seeing this structure in its now crumbled state, it is difficult to grasp the guile and subterfuge that went on between Florence and the Guidi family. I cite Dante once again to put it into perspective, making reference to Canto XXX in "The Divine Comedy". Florepresunto conttraffattore fu rso vivo legato ad un palo per i suoi crimini...è curioso però, che solo il Maestro Adamo abbia pagato per il suo tentativo di contraffazione, e non la famiglia Guidi, mandante del misfatto. La mia guida vantava addirittur di possedere una delle monete falsificate che furono trovate nelle fondamenta del castello.

«O voi che senza alcuna pena siete in questo misero mondo», disse egli a noi, «guardate e ponete attenzione alla miseria del maestro Adamo; io ebbi in abbondanza ciò che volli, ed ora stanco, un goccio d'acqua bramo. I ruscelletti che dai verdi colli del Casentino discendono giù nell'Arno dando ai lor canali quella morbida frescura che io tanto agogno, sono sempre davanti alla mia mente, e non indarno, poiché l'immagine di quel luogo mi dà più arsura del male per cui nel volto io mi discarno». - Canto XXX - Parafrasi.

Dante ci fa pensare che il Maestro Adamo avrà la sua vendetta...ma a meno che non ci caliamo in questo girone del Purgatorio, no lo sapremo mai con certezza.

Non esiste castello senza una cella segreta

Ricordo di aver guardato con ammirazione le torri del castello, alte ed imponenti, ma si sa che un vero castello, per essere considerato come tale, deve avere necessariamente una cella segreta.

Beh, sembra proprio di no.

Con un leggero risolino, mi è stato spiegato che non c'era bisogno di andare a curiosare tra le fondamenta del castello, perchè la famiglia Guidi creò la propria cella segreta in alto - indicandomi una torre isolata situata davanti al (per così dire) ponte levatoio! Sembra che il nome fosse tortura e che proprio che di tortura si trattasse, quando facevano salire qualcuno per 4 o 5 piani fino in cima alla torre, per poi gettarli dentro. Perchè, vi chiedete? Le mura erano spesse oltre un metro. Niente porte. Niente scale. E niente finestre ad eccezione della porta da cui li facevano entrare. Non vi era via d'uscita. Immaginate soltanto la sensazione di sconforto nel giacere in fondo al buco per poi essere successivamente spinti ai piani inferiori...dove sapevano che non vi sarebbe stato nè cibo, nè acqua, nè luce, nè aria e nessuna via di scampo, se non la morte.  

Se vi capita l'occasione - più unica che rara - di incontrare i proprietari di questo castello, che non sono minimamente imparentati con quelli originari, chiedete loro se il Museo delle Armi è aperto. Non vi è solo un'impressionante collezione di armi, ma anche dei manufatti abbastanza rari. Ricordo che, in occasione della mia visita, mi fermai ad osservare quelli che sarebbero potuti essere dei moderni strumenti dentari - stuzzicadenti e ganasce - di un chirurgo romano. Dopo oltre 2000 anni e gli strumenti di tortura per i denti sono praticamente gli stessi.

Il castello è ben indicato e facile da raggiungere. Circondato da grandi prati verdi, vi offrirà un sacco di aree rilassanti dove poter organizzare un picnic. Personalmente, vi consiglio di fermarvi al negozietto al Passo della Consuma sulla strada da Firenze, oppure ad uno dei miei bar preferiti, chiamato Scarpaccia, situato sull'angolo della strada principale prima di girare per Romena e Pratovecchio. Qui troverete ottimi panini e focacce da farcire con formaggi locali e prosciutto. Dopodichè, potrete trovarvi il posto che preferite intorno al castello per godervi un pò di relax, il lauto picnic e la vista spettacolare sul parco nazionale da una posizione quanto mai invidiabile.

La prossima tappa ci porta verso la città di Stia ed il vecchio castello di Porciano, seguitemi!


Autore: Donna Scharnagl

Ho messo piede in Italia per la prima volta più di 25 anni fa ed ancora non ho trovato un buon motivo per andarmene. Dell'Italia amo il cibo, la cultura, la storia, l'arte, i paesaggi...ho menzionato già il cibo?! Mi definisco una studentessa a lungo termine. E così ho imparato che gli italiani hanno storie che vale la pena di ascoltare, storie che dipingono un quadro che mostra come il duro lavoro forgi il carattere, come la vita sia fatta di alti e bassi e quanto sia bello ridere.



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