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L'Abbazia e la Riserva Nazionale della Vallombrosa a Reggello

Un angolo di paradiso creato dall'uomo a due passi da Firenze

In un fantastico, verde angolo di Toscana che copre circa 1270 ettari a sud-est di Firenze si trova un'area perfetta per fare escursioni in mezzo alla natura, immergersi nella storia e nella bellezza locali: la Vallombrosa! Questo luogo è, principalmente, sinonimo di:

  • per gli abitanti del posto, un angolo di paradiso fresco e ricco di zone d'ombra, dove rifugiarsi durante i mesi estivi più caldi, incastonato come una pietra preziosa all'interno dell'omonima riserva naturale;
  • per il governo italiano, un'impressionante riserva bio-genetica con oltre 5000 esempi di alberi autoctoni e strutture atte all'apprendimento per le generazioni future;
  • per te, che sei un visitatore temporaneo, una sorprendente abbazia monumentale in una foresta ricca di sentieri per l'escursionismo ed un sacco di emozionanti avventure. 

Sinonimo di tranquillità, natura incontaminata ed un parco forestale le cui altitudini variano dai 450 ai 1450 metri sul livello del mare, la Vallombrosa è un vero angolo di paradiso della cui creazione è complice non solo madre natura, ma anche l'uomo. 

La Vallombrosa è situata tra un'area molto ben conosciuta per i suoi parchi naturali, per i castelli ed i monasteri vecchi di secoli, la valle del Casentino, e quella parte del Valdarno a nord di Firenze che include località come Loro Ciuffenna e l'avventuroso itinerario dei Setteponti.

Vallombrosa

E' un'area perfetta come base per un soggiorno in Toscana, soprattutto se sei interessato ad approfondire la tradizione vinicola della regione ed a scoprirne la naturale bellezza e la quiete che la caratterizza.

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Per molte persone, questo luogo è un rifugio dove recarsi per ammirare i colori dell'autunno quando si impossessano della valle, per molti altri, invece, si tratta di un paradiso spirituale dove andare a visitare la famosa Abbazia dei Monaci Vallombrosani.

E per altri ancora, infine, si tratta di una sorta di museo a cielo aperto, che ospita un'ampia varietà di alberi autoctoni e non.

Se, durante la tua vacanza in Toscana, senti il bisogno di trovare un posto che ti faccia rallentare un pò il ritmo delle tue giornate, un luogo dove sentirti in pace con te stesso e ricaricare le batterie, circondato dal solo silenzio della natura, ammirando le foglie fluttuanti (in qualsiasi stagione) e la vista di qualche sporadico daino, coniglio o volpe... questo è il luogo che fa per te.

Il Monastero dell'Ordine Benedettino

Quella che noi tutti oggi conosciamo come imponente Abbazia, un tempo era soltanto una piccola capanna di legno realizzata da Giovanni Gualberto, un nobile fiorentino del XI° secolo: decise, ad un certo punto della sua vita, di abbandonare il suo stile consacrato al lusso ed alla ricchezza e di andare nella foresta, in cerca di un luogo isolato dove dedicarsi alla preghiera. Fu qui che nacque il nuovo ordine dei Vallombrosani, basato sulla famosa regola benedettina dell' "ora et labora” (dal latino prega e lavora).

Nell'anno 1036, iniziarono i lavori per la realizzazione delle celle e dell'oratorio. Ma fu solo dopo molto tempo che cominciò ad assumere l'aspetto che vediamo oggi, quando nel XIII° secolo fu aggiunto anche il campanile, e ampliato il monastero nel XV° secolo; in quello successivo, fu aggiunta una torre difensiva, seguita dalle mura nel XVII° secolo e dal laghetto per la pesca nel 1700. Nonostante tutte queste costanti opere di rinnovamento ed il tentativo di adornarlo in stile barocco, l'Abbazia ha sempre mantenuto la sua austerità medievale

Oltre al complesso dell'Abbazia e del monastero, vi sono diverse cappelle, tabernacoli e croci sparse nel bosco che si riferiscono a particolari episodi della vita del fondatore Gualberto, visibili con una breve passeggiata nella foresta; ti consiglo di seguire il percorso "Scalinata del Calvario” che, dall'Abbazia, conduce ad una speciale area verde chiamata il "Paradisino", dove un tempo i monaci eremiti si ritiravano per pregare circondati dal silenzio assoluto.

L'aurea spirituale che circonda questi luoghi ti farà capire perchè i Monaci Benedettini hanno sempre fatto dell'abbazia e del bosco la loro dimora fisica e spirituale, anche se, come successe a molte altre strutture, il monastero fu abbattuto durante il periodo napoleonico. Nonostante abbia ricoperto diversi ruoli nel corso degli anni, oltre alla funzione religiosa, quello che forse più cambiò la struttura ed il paesaggio circostante fu quando divenne la sede del Regio Istituto Superiore Forestale, fino al 1913. Fu solo dopo la seconda guerra mondiale, infatti - durante la quale quest'area giocò un ruolo di grande supporto alle forze partigiane - che i monaci riuscirono, alla fine, a tornare a Vallombrosa. 

La biblioteca

Un tempo usata come stalla per il complesso della Vallombrosa, la biblioteca - cuore pulsante di molti monasteri - fu realizzata tra il 1587 e il 1589. Durante il periodo in cui l'ordine religioso fu letteralmente cacciato dal monastero, molti mobili, manoscritti ed importanti oggetti di culto andarono perduti e distrutti, quando non addirittura salvati per poi essere ricollocati in musei o collezioni private.

A Firenze, per esempio, si trova la pala d'altare "Assunzione della Vergine" del Perugino, realizzata per l'altare principale ed oggi conservata presso la Galleria dell'Accademia, mentre la "pala d'altare vallombrosana", dipinta da Andrea del Sarto per l'Eremo delle Celle, è stata smembrata ed oggi è custodita presso la Galleria degli Uffizi.

Domenico Ghirlandaio, The Blessed Virgin with the Child and the Saints Biagio, Giovanni Gualberto, Benedict and Antonio abbati circa 1485

Commissionato dai monaci poco dopo il 1485, il dipinto soprastante fu situato su un altare dedicato a San Giovanni Gualberto, il fondatore dell'ordine. Ristrutturato solo di recente, è stato attribuito alla bottega del Ghirlandaio.

I monaci sono riusciti con enorme piacere a riportare la biblioteca alla sua gloria iniziale, oltre ad ampliarne i locali per includervi anche una sezione più moderna. Alcune delle opere che si possono ammirare oggi sono originali, come per esempio gli scaffali risalenti alla prima metà del 1800 e vi è, inoltre, un dipinto di Donato  (fr. Arsenio) Mascagni realizzato nel 1609. Durante la tua visita, ricorda di soffermati ad ammirare il grande tavolo policromo intarsiato di forma ottagonale del 1857.

La Farmacia

Altro elemento fondamentale di molti monasteri era la farmacia, una combinazione di più servizi che forniva un'entrata di fondamentale importanza per il sostentamento dei monaci e rappresentava, al tempo stesso, un modo per rendere omaggio a Dio ed onorarlo prendendosi cura della flora e della fauna della foresta circostante. L'attività farmaceutica non includeva soltanto la creazione di medicine, ma anche di elisir, ancora oggi disponibili presso l'Antica Farmacia dei Monaci Vallombrosani dove troverai, anche, un'ampia varietà di miele, caramelle ed altre deliziose specialità che un tempo venivano realizzate a mano proprio qui dagli stessi monaci.

Il museo

Aperto nel giugno 2006, il museo espone la maggior parte delle opere artistiche rimanenti dell'Abbazia, oltre ad alcune altre realizzazioni provenienti da altri istituti vallombrosani, come quello di Santa Trinita a Firenze. Qui, troverai tantissimi piccoli tesori che variano dalle vesti religiose ai dipinti, dai libri ed i manoscritti illustrati (XIII° - XV° secolo) - molti dei quali provengono dalla biblioteca dell'Abbazia - agli oggetti di uso quotidiano, come vasellame e missali.

Molti esempi importanti di opere realizzate con la tecnica della scagliola, inoltre, testimoniano la pratica da parte dell'Abate Enrico Hugfor - che la sviluppò portandola ai massimi livelli nel 18° secolo - di questa tecnica artistica insolita e poco diffusa: utilizzando disegni predefiniti, il suo metodo mescolava il gesso di selenite con varie tonalità di colori per creare la forma di un falso intaglio. Per approfondire i segreti di questa tecnica, leggi il nostro articolo dedicato al Museo dell'Opificio delle Pietre Dure (di cui ti consiglio vivamente anche la visita!).

Nella sala adiacente, vi è anche una mostra con gli elementi d'arredo liturgici del 14°-20° secolo, tra cui troviamo calici e reliquiari. Una delle esposizioni più affascinanti è il "Reliquiario a forma di chiodo", in oro, verniciato a smalto con uno zaffiro, donato a Vallombrosa intorno all'anno 1230 da Luigi IX, Re di Francia, in cambio del reliquario del braccio Di San Giovanni Gualberto.

Secondo la leggenda, gli angeli portarono il braccio del santo dall'Abbazia di Passignano, dove è conservato il suo corpo, a Vallombrosa per essere posto nel grande Reliquiario del Braccio, in argento dorato, smalto e pietre preziose. 

IL BOSCO ED I PERCORSI

Popolare tanto quanto l'abbazia ed il monastero è il bosco che circonda l'intero complesso: molti non hanno mai persino sentito parlare della "pratica di controllo dell'impianto, della coltivazione e dell'utilizzazione dei boschi" conosciuta anche come selvicoltura.

Secondo le tradizioni dei monaci benedettini, essi hanno sempre praticato quest'attività come parte del loro credo e della loro fede: essi hanno lasciato il loro marchio indelebile - quasi in senso letterale - nel mondo, ed in particolare nel territorio appena fuori Firenze.

Anche se molti altri ordini religiosi si sono presi particolare cura dei boschi e dei paesaggi che li circondavano in passato (basti pensare a Camaldoli un pò più giù nella valle e l'area circostante il monastero che oggi è divenuta la base del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi): l'unica differenza con i monaci di Vallombrosa è che essi si concentrarono unicamente sugli abeti, forse il motivo per cui il parco in questione ha preso il nome di Vallombrosa (o valle ombrosa). Le loro opere hanno preparato il terreno per la creazione di una riserva bio-genetica nel 1977.

Gli arboreti costituiscono alcuni tra i più importanti luoghi dove vengono coltivati gli alberi in Italia, con oltre 5000 esempi di alberi, appunto! Vi sono tre diversi tipi di sentieri che si possono seguire per una escursione in mezzo al verde, circondati dalla fauna del posto e dalla tranquillità assoluta.

Se, una volta, in Toscana, non ti concentrerai soltanto sui monumenti di Firenze ed i piccoli e caratteristici borghi, ti accorgerai che esistono anche luoghi come questo parco ed il monastero, combinazione perfetta di bellezza naturale, storia e spiritualità: scopri i sentieri nel bosco, il museo e goditi un pic nic nel silenzio di Vallombrosa, anche questa è Toscana!


Autore: Donna Scharnagl

Ho messo piede in Italia per la prima volta più di 25 anni fa ed ancora non ho trovato un buon motivo per andarmene. Dell'Italia amo il cibo, la cultura, la storia, l'arte, i paesaggi...ho menzionato già il cibo?! Mi definisco una studentessa a lungo termine. E così ho imparato che gli italiani hanno storie che vale la pena di ascoltare, storie che dipingono un quadro che mostra come il duro lavoro forgi il carattere, come la vita sia fatta di alti e bassi e quanto sia bello ridere.



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